Come noto, purtroppo, la politica attuale non è, infatti, né per né con le donne e per questo molte si sono allontanate dal partecipare alle varie tornate elettorali, rinunciando anche ad esercitare il diritto sovrano di votare, per conquistare il quale intere generazioni prima di noi hanno lottato.
Ho risposto “sì” alla chiamata delle Donne di Udine perché sono una donna di Udine e poco importa l’area politica di appartenenza. Anzi: proprio la trasversalità garantisce maggiore forza a ogni azione e quando le donne sanno fare rete sono capaci di fare la storia, come insegnano le nostre 21 Madri Costituenti, per merito delle quali nella Costituzione sono stati scolpiti i principi di uguaglianza fra i sessi, della parità fra coniugi, della tutela della maternità, della pari dignità lavorativa, della pari rappresentanza.
Trasversalità è proprio la parola chiave per scardinare gli stereotipi che ammorbano la politica: si crede (e si fa credere) che ci siano tematiche esclusivamente di destra o esclusivamente di sinistra. Che colossale stupidaggine!
Le politiche paritarie favoriscono il progresso e quindi il benessere di tutti e tutte, tant’è che il raggiungimento della parità di genere costituisce l’Obiettivo 5 dell’Agenda ONU 2030. Per riuscirci, però, il punto di vista femminile è imprescindibile.
A Udine, come in molte altre città italiane, il 90% dei decisori politici sono uomini. Solo rafforzando la rappresentanza femminile nelle c.d. “stanze dei bottoni” si potrà rigenerare l’approccio verso i settori fondamentali della nostra città, quali istruzione, politiche sociali, sanità, lavoro, economia, pianificazione urbana, cultura, ecc.
Il Manifesto delle Donne di Udine comprova che le donne non solo sanno, ma vogliono prendersi cura della città.
Ed è proprio quello che mi prefiggo di fare se me ne verrà data la possibilità.



